| Intervista su Music Reviews 2.0 |
| interviste |
| Domenica 20 Giugno 2010 00:00 |
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L’Alka Records sforna un nuovo gruppo Violassenzio, da poco aggiunto al loro roster. Band eclettica che si rifà ad un mix di rock inglese e i famosi anni ‘60-70. Com’è nata la collaborazione con questa label?
Conoscevamo già Max come bassista del gruppo Koiné e sapevamo del buon lavoro di promozione che stava svolgendo con alcuni gruppi della nostra città quindi quando abbiamo ultimato il nostro cd è stato abbastanza naturale sentire se c’era la possibilità di lavorare insieme, e così è stato.
Come detto prima vi rifate al rock, ma la solita struttura del verso e ritornello non fa proprio per voi. Cosa riguardo questa decisione di discostarvi da quei “parametri”?
In realtà non si tratta di una decisione presa a tavolino. Credo che la ragione sia principalmente che molti dei nostri pezzi nascono da una sorta di “improvvisazione corale” dove le strutture più comuni perdono di significato. Alle volte facciamo fatica anche a noi a dare un nome alle varie parti del brano!
La nostra però non è una ricerca forzata, ci sono brani come per esempio “QUANTO MI VA” che seguono strutture più tradizionali. La nostra regola è semplicemente quella di non imporsi delle strutture a priori.
Come portate al prodotto finale una vostra canzone?
Come dicevo quasi tutte le canzoni nascono dall’improvvisazione ma poi subentra un lavoro di ascolto, limatura e “lucidatura” dei brani. In questo processo la possibilità di registrare il materiale prodotto in sala prove diviene essenziale.
Nel corso della vostra storia come band, avete cambiato un bel po’ di volte line-up ed anche nome. Prima eravate conosciuti come The Shaker Maker. Cosa vi ha portato a cambiare nome e soprattutto a continuare nello scrivere canzoni nella vostra lingua madre, dato che prima spaziavate un po’ tra le lingue?
Ancora una volta direi che non è stata una decisione premeditata. Tutto è nato quando Fabio è venuto in sala prove con “Io Dove Sei?” (contenuto nel EP “Il Rock è Post Moderno”) il nostro primo brano in italiano. Da quel momento la scelta di scrivere in italiano ha lentamente modificato il sound della band portandola verso nuove direzioni musicali.
In coincidenza di questa svolta sono avvenuti anche due cambi di line up che ci hanno spinto definitivamente ad abbandonare il vecchio nome The Shaker Maker (ormai non più rappresentativo) e a cominciare una nuova avventura con i Violassenzio.
Dopo il vostro penultimo album “Il Rock è Post-Moderno”, datato 2004, esce proprio in questi giorni “Andrà Tutto Bene…”. Una sorta di titolo ironico? In cosa si distingue dal precedente?
E’ nostra volontà che il titolo sia aperto ad ogni interpretazione ma sicuramente i puntini di sospensione ed il fatto che queste tre parole siano scritte al contrario ne modificano il significato che hanno comunemente.
Rispetto al nostro EP “Il Rock è Post Moderno” questo è innanzitutto un disco completo (14 brani invece di 5). Inoltre le sonorità sono più variegate con l’aggiunta di pianoforti e sintetizzatori pressoché assenti nel nostro primo lavoro. Inoltre l’ingresso di Luca nel line up dei Violassenzio ha portato la band a cambiare forma con la presenza di due voci principali (Fabio e Luca) fra l’altro entrambi autori di testi. Questa nuova anima della band credo emerga molto bene in “Andrà tutto bene” differenziandolo da qualsiasi altra nostra produzione.
Leggendo le vostre recensioni ho avuto l’esigenza di riprendere questa frase: “un disco che suona maledettamente datato, splendidamente attuale”. Sinceramente mi ha un po’ colpita, non sentivo un qualcosa del genere da un bel po’. Qual è il vostro pensiero al riguardo? È proprio questo quello che volevate raggiungere?
E’ un bellissimo complimento anche se non ci siamo mai prefissati di raggiungere questo obiettivo, se è accaduto è stato naturalmente. Il fatto che le nostre influenze emergano penso sia una questione fisiologica ed inevitabile ma non ci siamo mai posti dei limiti a livello di sound e credo sia per questo che il disco può non piacere ma di certo non risulta banale. Puoi riconoscere da quale background musicale veniamo ma le canzoni del disco non sono semplicemente un tentativo di riprodurre quel background, per questo credo che “datato ma attuale” renda bene l’idea.
Durante gli anni avete suonato come opening act per i cantautori americani Eric Wood e Rees Shad. Che ricordi avete di queste due importanti esperienze e cosa vi han lasciato tuttora?
Suonare in contesti professionali è sempre un esperienza che ti arricchisce e ti rende molto più consapevole dal punto di vista musicale.
Inoltre dal punto di vista umano specialmente nel caso di Rees Shad si era creato un ottimo feeling che ci ha portato ad aprire tutti i suoi concerti a Ferrara nel corso degli anni e anche a suonare una sua canzone in un occasione. Decisamente bellissimi ricordi.
Ritornando al presente, che succede nel mondo dei Violassenzio?
Al momento siamo impegnati nel promuovere questo nostro lavoro insieme ad Alka Records e ad organizzare alcuni concerti che a breve speriamo di definire e comunicarvi attraverso il nostro myspace. Nello stesso tempo abbiamo diverso materiale inedito che intendiamo incrementare e migliorare continuamente.
Una vostra canzone che veramente pensiate rappresenti il vostro sound?
E’ davvero una scelta difficile considerando la varietà dei brani contenuti nel disco. Ma direi “Tra Nebbia e Fumo.”
È stato un piacere intervistarvi! Un saluto agli amici di Music Reviews 2.0
Il piacere è nostro! Grazie mille e un saluto a tutti!
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